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Iconografo

” Io rappresento il Dio invisibile non tanto come invisibile, ma in misura in cui Lui si fece visibile per noi, attraverso la partecipazione della nostra carne e del nostro sangue “. (San Giovanni Damasceno)

L’iconografo, nell’atto di scrivere icone, svolge un servizio ecclesiale. Egli deve considerare contemporaneamente la dimensione artigianale, artistica, spirituale e teologica, in obbedienza alla Sacra Scrittura ed al canone iconografico fissato dalla Chiesa. La realizzazione di un ‘icona presuppone un’obbedienza a regole di fondo, che pur nella varietà dei procedimenti pittorici, caratterizzanti le diverse scuole iconografiche in epoche e contesti differenti, sono alla base dell’esecuzione di un’icona. Il riferimento ad un canone è indispensabile, poiché i prototipi, che l’arte dell’icona raffigura, vivono attualmente nella trascendenza della vita eterna ed il trascendente può essere accostato come presenza, solo se incanalato entro limiti che lo indichino, senza la pretesa di definirlo totalmente. L’obbedienza al canone iconografico ed il radicamento nella tradizione ecclesiale, conferiscono all’icona la possibilità di suscitare uno stupore che, oltre ad indicare il Mistero, fa presagire come il medesimo sia la via del nostro cammino, la nostra vera casa, il nostro autentico destino ultimo. L’iconografo non firma mai l’icona, perché essa non è la realizzazione di una persona, ma un’opera che in ultima analisi scaturisce dalla tradizione ispirata della Chiesa. Colui che scrive icone non cerca la sua gloria, ma la gloria di Dio. L’iconografo deve evitare effetti pittorici artificiosi ed illusori, lavorando con semplicità ed autenticità al servizio di Cristo e della sua Chiesa.

San Luca – Patrono degli iconografi
La tradizione tramandataci dall’iconografia, narra che la prima icona di Maria sarebbe stata dipinta da san Luca in persona. La leggenda ci viene tramandata dal monaco Gregorio del monastero di Kykkos a Cipro, che nel 1422 la descrisse nel Racconto sulla venerabile icona della nostra Nostra Santissima Signora e sempre Vergine Maria. Vi si narra che: “Maria, consapevole del talento artistico di san Luca e desiderosa di lasciare alle generazioni future un’immagine di sé e del Figlio, gli chiese di farle un ritratto. San Luca per prima cosa cercò la tavola su cui dipingere e ricevette la più adatta da un giovinetto dalla carnagione chiarissima sulla piazza del mercato di Gerusalemme senza doverla pagare ma semplicemente chiarendo lo scopo cui era destinata. Dopo aver a lungo digiunato e pregato Luca dipinse la Vergine Hayosoritissa o Advocata (ovvero la Madonna, sola, che intercede presso Dio per la salvezza dell’umanità). Maria risultò dispiaciuta poiché nell’immagine le veniva negata la gioia di avere con sé il Figlio. Luca allora tornò al mercato per trovare un’altra tavola per un altro ritratto. Di nuovo incontrò il giovanetto dalla pelle candida che gliene offrì due e gli rivelò di essere l’arcangelo Gabriele inviato da Dio a portare quelle tavole non tagliate da mano d’uomo. San Luca a questo punto realizzò due ritratti di Maria: l’Odighitria, ovvero la Vergine che tiene sul braccio sinistro il bambino e con la mano destra lo indica come via di salvezza per l’umanità e l’Eleusa, ovvero Madonna della tenerezza perché Maria in un gesto affettuosamente materno accosta la sua guancia a quella del Bambino, sorretto con la mano destra. Maria accolse le immagini con piena soddisfazione e poco dopo avvennero la sua Dormizione e il Transito.”

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